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MuDi MUSEO DIOCESANO

Inaugurato nel 2011, il Museo Diocesano di Arte Sacra raccoglie opere d’arte,  arredi e paramenti liturgici provenienti dalle Chiese della Diocesi tarantina. L’allestimento è all’interno degli ambienti dell’ex Seminario Arcivescovile, dedicato in origine a San Carlo Borromeo,  struttura di origine cinquecentesca che ha subito nei secoli successivi notevoli modifiche ed ampliamenti.

Il percorso museale si sviluppa  su tre livelli, con la Sezione Liturgica al piano terra, un primo piano che ospita la Sezione Cristologica, la Sezione Mariana, la Sezione dedicata ai Santi, la Sezione dedicata agli Ordini Religiosi e alle Confraternite e la Sezione dedicata alla Cattedrale; il secondo piano invece ospita la Sezione dedicata agli Arcivescovi. Tra i capolavori custoditi dal Museo, si segnalano particolarmente: Il Sogno di San Giuseppe, opera pittorica di Corrado Giaquinto risalente alla metà del Settecento, il “tesoro di San Cataldo” con la Crocetta aurea opistografa rinvenuta sul corpo del Santo, e il Topazio di Andrea Carriello, “il gioiello artistico più grande del mondo”: una gemma di topazio di color arancio paglierino del peso di circa un chilo e mezzo, scolpito a bassorilievo con la raffigurazione di Cristo che spezza il pane, incastonato in un uno sportello di tabernacolo in oro.

PALAZZO GALEOTA – MUSEO DEL PRINCIPATO MARIA D’ENGHIEN

Tipico esempio di Palazzo nobiliare settecentesco ottenuto dall’accorpamento di precedenti edifici medievali fusi intorno ad un cortile centrale; l’edificio, costruito da don Vincenzo Cosa, canonico della Cattedrale di San Cataldo e solo successivamente passato alla nobile famiglia Galeota, ospita nel suo ipogeo il Museo del Principato Maria D’Enghien, un allestimento dedicato al personaggio femminile per antonomasia del medioevo tarantino, la principessa che   il 23 aprile del 1407, nel giorno dunque di San Giorgio, convolò a nozze con il re di Napoli Ladislao di Durazzo, divenendo regina. Il Principato di Taranto era nato alla fine dell’XI secolo, in seguito ai problemi di disputa sulla successione degli Altavilla, i Normanni che stavano conquistando tutta l’Italia Meridionale. L’allestimento, in più ambienti, riproduce spaccati della vita domestica, produttiva e militare del periodo del Principato. 

SANTA MARIA DELLA SCALA

Edificio incastonato nel cuore di Via Duomo, in fondo ad uno stretto passaggio,  la cui origine risale alla fine del XII secolo, quando fu edificata una primitiva Chiesa dedicata ai Santi Simeone e Giuda. La chiesa, sconsacrata dalla metà del XX secolo e rimasta murata per oltre quarant’anni, presenta sulla lunetta del portale d’ingresso lo stemma dei Carducci Artenisio, la famiglia che detenne il patronato sulla Chiesa per oltre due secoli e che nel XIX secolo ricostruì l’edificio, a cui, nel frattempo, nel Settecento, si era affiancato l’adiacente Oratorio; qui ebbe sede la confraternita della Madonna della Scala, nata nel secolo precedente. Alla fine dell’Ottocento la Chiesa fu donata dai Carducci alla Curia, a cui rimase in uso fino alla sua definitiva chiusura. Tali vicessitudini hanno finito per disperdere e cancellare gran parte degli arredi sacri originari, come la pregevole statua della Madonna della Scala opera del celebre scultore barocco Ambrogio Martinelli da Copertino. Oggi il luogo è divenuto un contenitore culturale ed un piccolo spazio museale, in cui visitare gli ambienti della canonica al piano superiore, con arredi e paramenti ottocenteschi e la sacrestia, da cui, tramite una botola, si può osservare una cripta funeraria.

PALAZZO AMATI – KETOS

Ubicato nel settecentesco Palazzo Amati, prospicente il Mar Grande di Taranto, il Ketos – Centro Euromediterraneo del Mare e dei Cetacei, si occupa della promozione del mare e dei cetacei, attraverso attività formative, educative, di ricerca scientifica e di comunicazione ambientale. Grazie al lavoro della Jonian Dolphin Conservation, che rappresenta una eccellenza nella ricerca scientifica sui cetacei e nella gestione di progetti marini con particolare focus sullo studio dell’impatto ambientale, Ketos costituisce un punto di riferimento per la blue economy e simbolo della rigenerazione nel contesto della città vecchia di Taranto. Il centro offre  servizi didattico-museali a carattere scientifico e la possibilità di fruire di servizi legati a modalità di fruizione innovativa dei contenuti attraverso tecnologie avanzate: pannelli didattici e monitor touch screen, laboratori al microscopio ed esperienze virtuali per immergersi negli abissi marini in compagnia di delfini e balene.  L’evoluzione e biologia dei cetacei viene  affrontata osservando lo scheletro di Phoebe, lo Zifio spiaggiato all’isola di S. Pietro nel 2019 e diventato un importante reperto museale. 

VISITA AGLI IPOGEI 

Sin dall’età greca si è cavato il banco roccioso dell’attuale Città Vecchia, ottenendo in tal modo non solo materiale da costruzione per gli edifici superiori, ma soprattutto i cosiddetti ipogei, ovvero ambienti sotterranei utilizzabili per i più svariati scopi: ambienti produttivi (fornaci, frantoi, impianti vinicoli), abitativi, cultuali, ricoveri per animali, cavità funzionali alla vita domestica (cisterne, silos, fogge granarie). Il tour guidato agli ipogei consiste infatti in un affascinante percorso tra i più significativi ambienti sotterranei di quella che fu l’Acropoli greca,  alcuni dei quali sottostanti i Palazzi nobiliari che costellano la Città Vecchia, in cui ammirare tagli di cava e blocchi di età greca, resti di strutture romane e medievali, sostruzioni degli edifici settecenteschi, ecc..

Il percorso parte dalla Casa natale di S.Egidio, il frate tarantino il cui culto devozionale esplose nella Napoli dei Borboni, che nacque in uno dei caratteristici ambienti della Taranto Settecentesca, nel pittaggio di Turripenne, che ospitava i pescatori e la giudecca ebraica.

VISITA GUIDATA AL CENTRO STORICO DI TARANTO

Un percorso che attraversa quella che fu l’Acropoli dell’antica città greca, dai resti del Tempio Dorico del VI sec. a.C. dedicato a divinità femminile, fino alla medievale Chiesa di San Domenico, sorta su un altro dei templi della Taranto greca, passando inoltre per la più antica Cattedrale di Puglia: la Basilica di San Cataldo;  essa custodisce al suo interno la suggestiva cripta bizantina (X sec.) che presenta un palinsesto di affreschi, le splendide navate romaniche costruite dai Normanni nell’XI secolo e i tesori del sontuoso barocco Cappellone di San Cataldo, con il ciclo statuario opera del grande Giuseppe Sammartino, gli affreschi di Paolo de Matteis  e la statua argentea e il sarcofago del Santo patrono di Taranto.

Itinerario standard: Resti Tempio Dorico – Via Duomo – Cattedrale di San Cataldo – Chiesa di San Domenico